Buon pomeriggio a tuttə readers e bentornatə sul blog. Nuovo giorno, nuova recensione targata Always Publishing.
Ci sono case editrici che, nel tempo, diventano una certezza. Quelle da cui sai già che, prima ancora di leggere la trama, troverai qualcosa che vale la pena scoprire. Per me, Always Publishing è una di quelle. E portare in Italia Heated Rivalry (un titolo chiacchieratissimo da anni e diventato ancora più popolare grazie al suo adattamento televisivo) è stata una scelta che aspettavo davvero tanto.
Le aspettative erano alte. Forse anche troppo.
Ma andiamo con ordine.
Autore: Rachel Reid
Genere: MM romance
Editore: Always Publishing
Trope: rivals to lovers, Forbidden love, opposites attract, hockey romance
Pagine: 403
Il libro che ha ispirato la serie tv fenomeno su HBO Max. Ecco Heated Rivalry, il romanzo da cui è tratta l’omonima serie TV che ha incendiato il pubblico di tutto il mondo. Scopri un amore tra due acerrimi rivali più travolgente di qualsiasi competizione! Per gli appassionati di hockey, nessuna rivalità può eguagliare quella tra Ilya Rozanov, capitano dei Boston Bears, e Shane Hollander, leader dei Montreal Voyageurs: talento e arroganza da una parte, disciplina e controllo dall’altra. Sul ghiaccio si affrontano senza esclusione di colpi, nemici dichiarati sotto gli occhi infuocati dei tifosi. Ma lontano dagli spalti e dai riflettori, questa contrapposizione prende una piega pericolosamente diversa. Da anni, infatti, gli incontri segreti che li vedono coinvolti sono attraversati da un’intensità che non ha nulla a che vedere con l’odio… e che li spinge verso un confine impossibile da ignorare. Quando i sentimenti si fanno più profondi e la doppia vita che hanno costruito comincia a stare stretta, il segreto di Ilya e Shane inizia a vacillare. Reputazione, carriera, futuro: tutto è in bilico, e il prezzo da pagare per ciò che li unisce potrebbe essere molto più alto di quanto entrambi siano pronti ad accettare.
Serie Game Changer:
1.Game Changer
2.Heated Rivalry
3.Tough Guy
4.Common Goal
5.Role Model
6.The Long Game
L'AUTORE
Rachel Reid è un’autrice bestseller che ha raggiunto il primo posto delle classifiche di USA Today, ABA books e Amazon. È diventata celebre nel giro di pochi mesi per la sua serie hockey romance queer Game Changers, da cui è stata tratta la serie televisiva di grande successo Heated Rivalry, un fenomeno di portata mondiale.
Rachel Reid vive in Nuova Scozia, Canada. Ha due lauree che definisce “noiose” e due figli che considera molto più interessanti.
È tifosa di hockey fin dall’infanzia, anche se non è mai riuscita a giocare nella NHL.
Heated Rivalry segna l’attesissimo debutto dell’autrice nelle librerie italiane.
recensione
«Volevo conoscerti» disse, tendendogli la mano. «Shane Hollander.» Ilya lo fissò, poi sentì le labbra contrarsi appena. «Sì» disse. Serrò la sigaretta tra le labbra e gli strinse la mano. «Sei un giocatore incredibile da guardare» disse Shane. «Lo so.» Se si aspettava un complimento di rimando, sarebbe rimasto deluso.
Ilya Rozanov e Shane Hollander si incontrano quando sono ancora due rookie, tra i più promettenti nel mondo dell’hockey. Fin da subito vengono etichettati come rivali, una narrativa che li segue ovunque e che si rafforza quando finiscono in due squadre storicamente antagoniste. Sul ghiaccio sono tutto ciò che il pubblico si aspetta: competitivi, opposti, sempre pronti a scontrarsi.
Fuori, però, le cose sono molto più complicate.
Quella che nasce come tensione si trasforma presto in qualcosa di difficile da ignorare. I loro incontri diventano sporadici, nascosti, ritagliati tra una stagione e l’altra, tra mesi di distanza e un’ora rubata quando possibile. Un equilibrio fragile, fatto di desiderio e negazione, che con il tempo smette di essere solo fisico e si trasforma in qualcosa di molto più profondo.
E a quel punto ignorarlo diventa impossibile.
«Qual è il numero della tua stanza?» chiese Rozanov. «Quattordici-dieci» rispose Shane, decisamente troppo in fretta. L’altro accennò un sorriso. «Se stasera bussassi alla porta della 1410… diciamo verso le nove?» Shane lottò per mantenere la voce ferma. «Potrei aprire.» Rozanov sorrise di nuovo. «Potrei bussare.»
Il romanzo si muove su dinamiche ben conosciute: il peso dei pregiudizi, la paura di venire allo scoperto, un ambiente (quello sportivo) che non è ancora davvero pronto ad accogliere certe realtà. Non c’è nulla di particolarmente innovativo, ed è giusto dirlo. Ma c’è quel tipo di costruzione che, quando funziona, funziona sempre. E qui, nella maggior parte dei casi, funziona davvero.
Il punto forte, senza dubbio, sono i personaggi.
Ilya e Shane reggono l’intero romanzo. Sono credibili, coerenti, pieni di contraddizioni e proprio per questo reali. Il loro rapporto evolve nel tempo, cambia forma, si complica, e lo fa in modo naturale. C’è tensione, c’è bisogno, c’è quella difficoltà nel dirsi le cose che finisce per dire tutto ancora più forte. È il tipo di dinamica che ti tiene incollata, che ti fa continuare a leggere anche quando sai che probabilmente soffrirai un po’.
Ed è anche il motivo per cui avrei voluto di più.
«Ci vediamo» disse Shane a voce alta. «Ciao, Hollander» rispose Rozanov dall’altra stanza. E Shane se ne andò. Quando rientrò nella sua camera, si rese conto che non si erano nemmeno baciati. Si rese anche conto, con orrore, che gli dispiaceva.
Il mio problema principale con il romanzo è stato lo stile. In diversi punti ho avuto la sensazione che alcune scene venissero liquidate troppo in fretta, quasi sfiorate invece che davvero vissute. Momenti che avrebbero potuto essere devastanti, emotivamente pieni, si fermano un passo prima. E si sente.
E sì, lo ammetto: ci sono scene che avrei voluto vivere sulla pagina con la stessa intensità con cui le ho viste altrove. Penso alla telefonata tra Ilya e Shane, quando Ilya si lascia andare a quel discorso in russo: un momento così intimo, così carico di significato, da togliere il fiato. È una di quelle scene che ti restano addosso, che ti fanno fermare un attimo e sentire tutto.
«Allora vieni al cottage. Per favore. Saremo solo noi due, completamente soli, per tutto il tempo che vorrai.» E, Dio, suonava così perfetto. Gli occhi di Shane dicevano che gli si sarebbe spezzato il cuore se avesse detto di no. Così Ilya scelse la via d’uscita dei codardi. «Forse.»
Proprio per questo, non ritrovare la stessa forza emotiva sulla carta mi ha lasciato un po’ di amaro. Aveva un potenziale enorme, e avrei voluto che fosse scritto in modo da farmelo sentire davvero, fino in fondo.
Avendo visto prima l’adattamento, il confronto è stato inevitabile. E, contro ogni aspettativa, in alcuni momenti è proprio lì che ho trovato più intensità. Il romanzo resta molto fedele e il finale, anzi, è più articolato e lascia più spazio, ma ci sono dettagli emotivi che sullo schermo mi hanno colpita di più.
«Resterei qui per sempre, se potessi» mormorò in russo. Sentì Shane sospirare, ma sembrava più un suono sognante che esasperato. Forse aveva capito. Forse certi sentimenti non si potevano nascondere nemmeno dietro parole straniere.
Nel complesso, Heated Rivalry è una lettura che mi è piaciuta. Mi ha coinvolta, mi ha fatto affezionare ai personaggi e mi ha fatto venire voglia di continuare questa serie. Però non è stato il colpo di fulmine che mi aspettavo.
Resta comunque una storia che lascia il segno e che merita di essere letta, soprattutto se si è già affezionati a Ilya e Shane.
Voi lo avete letto? Cosa ne pensate?
La mia valutazione
Beezus


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