martedì 14 aprile 2026

[RECENSIONE] “Heated rivalry”, Rachel Reid


Buon pomeriggio a tuttə readers e bentornatə sul blog. Nuovo giorno, nuova recensione targata Always Publishing.

Ci sono case editrici che, nel tempo, diventano una certezza. Quelle da cui sai già che, prima ancora di leggere la trama, troverai qualcosa che vale la pena scoprire. Per me, Always Publishing è una di quelle. E portare in Italia Heated Rivalry (un titolo chiacchieratissimo da anni e diventato ancora più popolare grazie al suo adattamento televisivo) è stata una scelta che aspettavo davvero tanto.
Le aspettative erano alte. Forse anche troppo.

Ma andiamo con ordine.




Titolo:
Heated rivalry
Autore: Rachel Reid
Genere: MM romance
Editore: Always Publishing
Trope: rivals to lovers, Forbidden love, opposites attract, hockey romance 
Pagine: 403
Prezzo ebook: 5,99
Prezzo cartaceo: 17,90
Link d'acquisto: https://amzn.to/3QDdl4b

Il libro che ha ispirato la serie tv fenomeno su HBO Max. Ecco Heated Rivalry, il romanzo da cui è tratta l’omonima serie TV che ha incendiato il pubblico di tutto il mondo. Scopri un amore tra due acerrimi rivali più travolgente di qualsiasi competizione! Per gli appassionati di hockey, nessuna rivalità può eguagliare quella tra Ilya Rozanov, capitano dei Boston Bears, e Shane Hollander, leader dei Montreal Voyageurs: talento e arroganza da una parte, disciplina e controllo dall’altra. Sul ghiaccio si affrontano senza esclusione di colpi, nemici dichiarati sotto gli occhi infuocati dei tifosi. Ma lontano dagli spalti e dai riflettori, questa contrapposizione prende una piega pericolosamente diversa. Da anni, infatti, gli incontri segreti che li vedono coinvolti sono attraversati da un’intensità che non ha nulla a che vedere con l’odio… e che li spinge verso un confine impossibile da ignorare. Quando i sentimenti si fanno più profondi e la doppia vita che hanno costruito comincia a stare stretta, il segreto di Ilya e Shane inizia a vacillare. Reputazione, carriera, futuro: tutto è in bilico, e il prezzo da pagare per ciò che li unisce potrebbe essere molto più alto di quanto entrambi siano pronti ad accettare.

Serie Game Changer:

1.Game Changer 
2.Heated Rivalry 
3.Tough Guy 
4.Common Goal 
5.Role Model 
6.The Long Game

L'AUTORE


Rachel Reid è un’autrice bestseller che ha raggiunto il primo posto delle classifiche di USA Today, ABA books e Amazon. È diventata celebre nel giro di pochi mesi per la sua serie hockey romance queer Game Changers, da cui è stata tratta la serie televisiva di grande successo Heated Rivalry, un fenomeno di portata mondiale.

Rachel Reid vive in Nuova Scozia, Canada. Ha due lauree che definisce “noiose” e due figli che considera molto più interessanti.

È tifosa di hockey fin dall’infanzia, anche se non è mai riuscita a giocare nella NHL.

Heated Rivalry segna l’attesissimo debutto dell’autrice nelle librerie italiane.

recensione

«Volevo conoscerti» disse, tendendogli la mano. «Shane Hollander.» Ilya lo fissò, poi sentì le labbra contrarsi appena. «Sì» disse. Serrò la sigaretta tra le labbra e gli strinse la mano. «Sei un giocatore incredibile da guardare» disse Shane. «Lo so.» Se si aspettava un complimento di rimando, sarebbe rimasto deluso.

Ilya Rozanov e Shane Hollander si incontrano quando sono ancora due rookie, tra i più promettenti nel mondo dell’hockey. Fin da subito vengono etichettati come rivali, una narrativa che li segue ovunque e che si rafforza quando finiscono in due squadre storicamente antagoniste. Sul ghiaccio sono tutto ciò che il pubblico si aspetta: competitivi, opposti, sempre pronti a scontrarsi.
Fuori, però, le cose sono molto più complicate.

Quella che nasce come tensione si trasforma presto in qualcosa di difficile da ignorare. I loro incontri diventano sporadici, nascosti, ritagliati tra una stagione e l’altra, tra mesi di distanza e un’ora rubata quando possibile. Un equilibrio fragile, fatto di desiderio e negazione, che con il tempo smette di essere solo fisico e si trasforma in qualcosa di molto più profondo.

E a quel punto ignorarlo diventa impossibile.

«Qual è il numero della tua stanza?» chiese Rozanov. «Quattordici-dieci» rispose Shane, decisamente troppo in fretta. L’altro accennò un sorriso. «Se stasera bussassi alla porta della 1410… diciamo verso le nove?» Shane lottò per mantenere la voce ferma. «Potrei aprire.» Rozanov sorrise di nuovo. «Potrei bussare.»

Il romanzo si muove su dinamiche ben conosciute: il peso dei pregiudizi, la paura di venire allo scoperto, un ambiente (quello sportivo) che non è ancora davvero pronto ad accogliere certe realtà. Non c’è nulla di particolarmente innovativo, ed è giusto dirlo. Ma c’è quel tipo di costruzione che, quando funziona, funziona sempre. E qui, nella maggior parte dei casi, funziona davvero.

Il punto forte, senza dubbio, sono i personaggi.
Ilya e Shane reggono l’intero romanzo. Sono credibili, coerenti, pieni di contraddizioni e proprio per questo reali. Il loro rapporto evolve nel tempo, cambia forma, si complica, e lo fa in modo naturale. C’è tensione, c’è bisogno, c’è quella difficoltà nel dirsi le cose che finisce per dire tutto ancora più forte. È il tipo di dinamica che ti tiene incollata, che ti fa continuare a leggere anche quando sai che probabilmente soffrirai un po’.
Ed è anche il motivo per cui avrei voluto di più.

«Ci vediamo» disse Shane a voce alta. «Ciao, Hollander» rispose Rozanov dall’altra stanza. E Shane se ne andò. Quando rientrò nella sua camera, si rese conto che non si erano nemmeno baciati. Si rese anche conto, con orrore, che gli dispiaceva.

Il mio problema principale con il romanzo è stato lo stile. In diversi punti ho avuto la sensazione che alcune scene venissero liquidate troppo in fretta, quasi sfiorate invece che davvero vissute. Momenti che avrebbero potuto essere devastanti, emotivamente pieni, si fermano un passo prima. E si sente.

E sì, lo ammetto: ci sono scene che avrei voluto vivere sulla pagina con la stessa intensità con cui le ho viste altrove. Penso alla telefonata tra Ilya e Shane, quando Ilya si lascia andare a quel discorso in russo: un momento così intimo, così carico di significato, da togliere il fiato. È una di quelle scene che ti restano addosso, che ti fanno fermare un attimo e sentire tutto.

«Allora vieni al cottage. Per favore. Saremo solo noi due, completamente soli, per tutto il tempo che vorrai.» E, Dio, suonava così perfetto. Gli occhi di Shane dicevano che gli si sarebbe spezzato il cuore se avesse detto di no. Così Ilya scelse la via d’uscita dei codardi. «Forse.»

Proprio per questo, non ritrovare la stessa forza emotiva sulla carta mi ha lasciato un po’ di amaro. Aveva un potenziale enorme, e avrei voluto che fosse scritto in modo da farmelo sentire davvero, fino in fondo.

Avendo visto prima l’adattamento, il confronto è stato inevitabile. E, contro ogni aspettativa, in alcuni momenti è proprio lì che ho trovato più intensità. Il romanzo resta molto fedele e il finale, anzi, è più articolato e lascia più spazio, ma ci sono dettagli emotivi che sullo schermo mi hanno colpita di più.

«Resterei qui per sempre, se potessi» mormorò in russo. Sentì Shane sospirare, ma sembrava più un suono sognante che esasperato. Forse aveva capito. Forse certi sentimenti non si potevano nascondere nemmeno dietro parole straniere.

Nel complesso, Heated Rivalry è una lettura che mi è piaciuta. Mi ha coinvolta, mi ha fatto affezionare ai personaggi e mi ha fatto venire voglia di continuare questa serie. Però non è stato il colpo di fulmine che mi aspettavo.

Resta comunque una storia che lascia il segno e che merita di essere letta, soprattutto se si è già affezionati a Ilya e Shane.

Voi lo avete letto? Cosa ne pensate?

La mia valutazione 

A presto,


Beezus










venerdì 10 aprile 2026

[RECENSIONE] "Shield of sparrows", Devney Perry


Buongiorno a tuttə readers e ben tornati sul blog con una nuova recensione!

Always Publishing ha dato il via alla sua nuova collana “Magic”, dedicata al romantasy…e ovviamente non potevo non esserci. Oggi infatti vi parlo della loro prima uscita.

“Shield of Sparrows” di Devney Perry — un’autrice già conosciuta in Italia e che io apprezzo davvero tanto. Aspettavo questo suo fantasy da quando è uscito in lingua originale, quindi grazie mille ad Always per la copia ARC digitale: la vostra fiducia non è mai scontata.

Ma bando alle ciance, veniamo a noi!


Titolo:
Shield of Sparrows
Autore: Devney Perry
Genere: Romantasy
Editore: Always publishing 
Trope: Arranged marriage, enemies to lovers, forced proximity, slow burn
Pagine: 769
Prezzo ebook: 4,99
Prezzo cartaceo: 17,90
Link d'acquisto: https://amzn.to/4stsx1g

Odessa è la figlia del Re d’Oro. Una principessa del Quentis… quella sbagliata. Senza gloria né potere, è abituata a vivere nell’ombra, a obbedire e a sopportare il destino che gli altri hanno scelto per lei. Fino al giorno in cui il principe del Turah, un leggendario cacciatore di mostri, arriva sulle coste del Quentis e… decide che è Odessa la sposa che desidera e porterà con sé nel suo regno, non la sorella. Una principessa è ciò che gli spetta per onorare l’antico trattato che suggella con il sangue una indissolubile alleanza tra regni… e non importa che sia la principessa sbagliata, Odessa ancora una volta deve piegarsi. Ad accompagnare il Principe c’è anche il Guardiano, un guerriero violento, un assassino, forse il Dio stesso degli Inferi. Nonostante l’uomo disprezzi Odessa e lei stessa ricambi il sentimento, sarà il Guardiano a doverla scortare attraverso le terre popolate dai mostri del Turah, mentre lei cercherà di capire quale sarà il suo nuovo ruolo: regina per suo marito, spia per suo padre, vittima sacrificale per il suo popolo. Ma cosa succederebbe se la principessa Odessa decidesse di deludere le aspettative del padre, del futuro marito e del Guardiano che la segue a ogni passo? Se imparasse che la vera forza non è essere la pedina che gli altri pretendono che lei sia, ma abbracciare la regina che è destinata a diventare? In un mondo governato dagli Dei e dai mostri le insidie sono in agguato, ma Odessa scoprirà la verità: le bestie più pericolose sono quelle che stringono l’elsa di una spada e tramano nell’ombra.

Shield of Sparrows:
1) Shield of Sparrows

recensione

Qualunque fosse il motivo, aveva scelto lei come Sparrow. Sceglieva sempre lei.

Odessa è la figlia del Re d’Oro…ma quella “sbagliata”.
Una principessa senza potere, senza un vero ruolo, cresciuta nell’ombra e abituata a piegarsi alle decisioni degli altri.

Il suo destino sembra già scritto: sarà sua sorella, la prescelta, a diventare la Sparrow e a sposare il principe del Turah per mantenere l’alleanza tra i regni.

Finché il principe non arriva…e sceglie Odessa. Non la sorella perfetta, non quella destinata a regnare. Proprio lei.

«Cos’hai detto?» «No.» Raddrizzai le spalle, usando le ultime forze che mi restavano, e sollevai il mento. «Ti darò retta, per tutelare la mia sicurezza. E quella degli altri. Farò del mio meglio per stare “fuori dai piedi”. Ma non obbedirò a ogni tuo capriccio. Non mi umilierò, solo perché mi consideri insignificante. Se volevi che restassi zitta, allora avresti dovuto lasciare che il marroweel mi uccidesse. Non sono un soldato a cui puoi dare ordini. Non sono una moglie che puoi comandare. Perciò no, non siamo d’accordo.»

E così, da un giorno all’altro, Odessa viene trascinata in un matrimonio politico che non ha scelto e in un viaggio verso una terra ostile, popolata da mostri e segreti. Al suo fianco, oltre al marito, c’è il Guardiano: una figura oscura, violenta, quasi disumana… e tra loro l’odio è immediato.

Durante questo viaggio, Odessa si ritroverà a mettere in discussione tutto: il suo ruolo, la sua lealtà, e soprattutto la persona che vuole diventare. Perché forse, per la prima volta, potrebbe scegliere di non essere più la pedina di qualcun altro.

Non vi dico altro perché il rischio spoiler è altissimo!

«Non tutti i mostri sono nati dagli Dei, mia regina. Alcuni di noi sono stati creati qui.» Noi. Quindi anche lui si considerava un mostro. Chi lo aveva reso tale?

Devney Perry si conferma una garanzia. La sua scrittura è fluida, scorrevole, estremamente visiva: riesce a costruire un mondo credibile senza appesantire mai la lettura. Ho adorato il modo in cui ha reso l’ambientazione e le creature, inquietanti, ma mai completamente lontane da qualcosa di reale.

Ma la vera forza del romanzo, per me, è Odessa. È un personaggio complesso, pieno di dubbi, spesso intrappolato nei suoi stessi pensieri, e proprio per questo incredibilmente umano. Il suo continuo rimuginare può sembrare eccessivo, ma secondo me la rende autentica: soprattutto per chi è abituato a stare in silenzio, a osservare più che agire.

Forse avrei dovuto semplicemente essere grata di essere sola. Niente di nuovo. Ero sempre stata sola. L’unica persona su cui potessi contare, che prendesse le mie parti e mi vedesse, ero io.

E poi c’è il Guardiano. Non dirò molto su di lui (fidatevi, è meglio così), ma è uno di quei personaggi che catturano subito l’attenzione. Duro, ambiguo, apparentemente spietato… ma con qualcosa sotto la superficie che si intuisce fin dalle prime pagine. Io l’ho amato praticamente subito!

Ammetto che, inizialmente, la componente romance non era ciò che mi interessava di più. E invece mi ha sorpresa. Il rapporto tra i protagonisti è costruito bene, senza risultare forzato: lei non ha bisogno di lui per esistere o essere felice, sta facendo un percorso tutto suo per diventare indipendente. E lui, cosa che ho apprezzato tantissimo, non cerca di “salvarla”, ma la sostiene senza metterla su un piedistallo. (C’è una scena in cui parlano della possibilità per Odessa di tornare nel Quentis…e niente, lì io mi sono sciolta).

Forse avrei dovuto semplicemente essere grata di essere sola. Niente di nuovo. Ero sempre stata sola. L’unica persona su cui potessi contare, che prendesse le mie parti e mi vedesse, ero io.

L’unica cosa? Forse avevo aspettative troppo alte. Avevo letto di plot twist sconvolgenti, ma personalmente sono riuscita a intuire quello principale abbastanza presto. Questo però non ha rovinato la lettura, perché il viaggio, più che la sorpresa, è ciò che funziona davvero.

In generale, è una lettura che consiglio a tuttə.
A chi si avvicina al fantasy, perché è accessibile e coinvolgente.
A chi lo ama da tempo, perché l’ambientazione e le dinamiche funzionano davvero bene.
E a chi cerca una protagonista femminile forte, ma in modo realistico.

Io l’ho amato così tanto da comprare subito anche il cartaceo (che, tra l’altro, è un piccolo gioiellino).

Quindi sì: ve lo consiglio assolutamente.
Cosa state aspettando?

La mia valutazione

A presto,

beezus