Buon pomeriggio a tuttə Readers e ben tornatə nel blog con una nuova recensione! Arrivo un po’ in ritardo
Gli incubi peggiori non hanno bisogno del buio per incutere timore.
“La promessa” di Arianna Bonati ci porta nell’isola assolata di Nöa, nell’arcipelago delle Gemme Sacre, dove la vita scorre in armonia con la natura. Le ragazze portano nomi di fiori, i ragazzi di animali, e gli esseri umani vivono sotto la protezione dei Dodici Dèi, in una terra che non conosce il delitto e dove due soli illuminano giornate semplici e leggere.
Vandelia è una giovane seducente e ribelle, profondamente legata alla sua isola e alle amicizie che la accompagnano fin dall’infanzia. Divisa tra l’apprendistato come sarta e un amore segreto, intenso e misterioso, conduce un’esistenza fatta di routine e desiderio, ignara del cambiamento che sta per travolgerla.
Rapita e condotta contro la sua volontà in un regno demoniaco, Vandelia viene strappata per sempre alla sicurezza di Nöa. Catapultata in una realtà crudele e sconosciuta, comprende che il tempo dell’innocenza è finito e che nessuna fiaba verrà in suo soccorso. Prigioniera di una corte di demoni e di un re dall’aspetto animalesco, dai capelli chiari e dagli occhi neri come quelli di un cervo, dovrà imparare a sopravvivere in un mondo in cui ogni certezza è destinata a sgretolarsi.
Trasformai il dolore in rabbia. Solo questo ero brava a fare. Era il mio unico potere.
“La promessa” è una favola dark fantasy dalle forti sfumature romantiche, in cui l’atmosfera fiabesca si intreccia con toni più cupi e maturi. È una lettura che consiglio a chi ama i fantasy ricchi di worldbuilding, i personaggi moralmente ambigui e le storie in cui l’amore non è mai semplice o rassicurante, ma complesso, intenso e spesso doloroso.
L’ambientazione è ben descritta e aiuta a immergersi nella storia in modo completo. Ho sognato per tutto il tempo di essere lì anche io, anche se devo ammettere che non avrei avuto grandi dubbi sul fidarmi o meno di un certo personaggio…👀
Già dall’incipit la storia riesce a coinvolgere pienamente il lettore e incuriosisce da subito il percorso di Vandelia. Il ritmo della narrazione è piuttosto graduale: la storia si prende il tempo necessario per costruire il mondo, i legami e soprattutto l’evoluzione emotiva dei personaggi. Non è un fantasy d’azione frenetico, ma una lettura che cresce capitolo dopo capitolo, con un’intensità sempre maggiore man mano che il confine tra bene e male si fa più sottile.
Ma la mente umana a volte è una caverna buia dalla quale è difficile uscire puri di cuore.
I personaggi sono molto ben sviluppati. Vandelia, all’inizio, è una ragazzina decisamente insopportabile, ma la sua crescita è lenta, costante e credibile: per me è il personaggio con l’evoluzione migliore. In generale, comunque, sono tutti ben caratterizzati, non solo la protagonista.
Il mio preferito? Assolutamente il re di Airene. Dal primo istante. Non solo è caratterizzato divinamente, ma è anche il tipo di personaggio di cui solitamente mi innamoro nei libri (e infatti sì, lo amo da impazzire!). Non è cattivo come può apparire, ma non è nemmeno l’eroe buono e giusto: è un personaggio grigio. Un perfetto personaggio grigio.
La prosa è abbastanza descrittiva e il suo continuo andare tra passato e presente può inizialmente confondere, ma dopo un paio di capitoli ci si fa l’abitudine e la lettura diventa più fluida.
“Principessa, se un giorno dovessi venire, se non ti dovessi trovare, se scoprissi che tu mi hai abbandonato, il mio cuore si spezzerebbe a metà.” “I demoni hanno un cuore, Elijah?” “Sì, sciocca di una mortale. Certo che abbiamo un cuore. Tu ti prendi gioco del mio, ma io so che anche tu mi ricambi.” “Ti amo più di tutti i battiti che produce un cuore in una vita immortale.” “E io ti amo più di tutti quelli che mi hai fatto perdere. Sciocca principessa, senza di te, l’immortalità è solo un’altra condanna da scontare.”
La trama non è scontata né banale, anzi: l’ho trovata originale e ben costruita. Forse l’unica piccola “critica” riguarda il POV singolo di Vandelia. Un po’ mi è mancato non avere punti di vista alternativi, perché io li amo molto, ma allo stesso tempo riconosco che, per questa storia specifica, probabilmente è stata la scelta migliore per la narrazione.
Bello…una bellezza che non avrei mai saputo vedere qualche mese prima. Le rughe d’espressione, le occhiaie, le labbra screpolate, il colorito cereo, scottato dal sole sulla punta del naso e sugli zigomi. Supplicai i miei Dèi affinché non si risvegliasse, per poter rimanere lì per sempre, insieme a lui. Perché in quel momento, dopo mesi di terrori, dopo tanto dolore e sofferenza, mi sentivo a casa, quella parola maledetta che mi stava per condurre a un gesto estremo.
In conclusione, a me è piaciuto moltissimo e mi ha fatto sognare dall’inizio alla fine. Lo consiglio a tuttə gli amanti del fantasy: è un libro interessante, intenso e che meriterebbe decisamente molto più hype.
La mia valutazione:
A presto,



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