Oggi sono qui per parlarvi di “The Grump and His Little Swan”, l’ultima fatica di Elvereth Ahn, che ringrazio come sempre per la copia digitale del romanzo.
Non vedevo assolutamente l’ora di leggere questo libro perché, chi mi segue da tanto lo sa, io adoro questa ragazza.
Adoro il modo in cui scrive, ma anche la persona che è: c’è qualcosa di speciale in lei, punto. E leggerla, ogni volta, migliora il mio umore.
Tra l’altro, questo libro, è stata la mia prima lettura per la mia “K-Pop bookish challenge”. Se volete saperne di più su cosa sto parlando: QUI.
Ma bando alle ciance, veniamo a noi.
La rabbia che ho dentro è la mia maledizione.
Hunter e Swan sembrano due persone completamente diverse, e forse lo sono davvero, ma quando si incontrano c’è una forza silenziosa, quasi misteriosa, che li spinge l’uno verso l’altra.
Lui è un poliziotto che si è rintanato a Fair Haven dopo un’indagine finita male. Lei è una gelataia con un sogno ben preciso: rendere un po’ più gioiosa la vita di chi incontra.
All’inizio non sembrano sopportarsi, come da copione, ma pian piano qualcosa cambia. Iniziano a guardarsi oltre la superficie e a scoprire che, sotto sotto, non sono poi così diversi. Anzi: sono perfettamente complementari.
Non tollero la cattiveria gratuita. Non tollero chi si crede migliore degli altri. È così difficile da capire?
Fair Haven è uno di quei luoghi che ti restano addosso. Un piccolo paesino ben descritto e curato, tanto che io ho finito per sognare di esserci davvero, a passeggiare tra quelle vie immaginate dall’autrice.
Entrare a La casa del gelato e far indovinare a Swan il mio gusto preferito è stato naturale…e quando ho chiuso il Kindle e mi sono ricordata che Fair Haven è pura fantasia, ci sono quasi rimasta male. Ci sarei andata molto volentieri.
Sin dalle prime pagine veniamo catapultatə nel mondo di Swan, e questo rende immediata l’immedesimazione. Anche quando il POV cambia e iniziamo a vedere le cose dal punto di vista del Grumpy più Grumpy che ci sia, Hunter, riusciamo comunque a capirlo, ad affezionarci a lui.
Il modo in cui Elvereth riesce a tenerci incollatə alle pagine, spingendoci a scoprire cosa sia successo ad Hunter per costringerlo a rifugiarsi in questo paesino quasi sperduto, per me è l’ennesima conferma: Elvereth Ahn merita molto, molto, MOLTO di più di quello che già ha.
Magari sono preda della follia. O forse sono solo stanco di continuare a nascondermi, a fingere. Anche solo per un momento, la smetto. Mi privo di ogni difesa. Ed è per questo che la bacio. Dovrei andarci piano. Dovrei essere gentile, ma le mie labbra si fondono alle sue, rudi, feroci. Prendo il suo respiro come se stessi per morire.
E i personaggi?
Hunter e Swan sono tratteggiati con una profondità che si percepisce fin da subito. Lui è chiuso, ruvido, segnato da ciò che ha lasciato alle spalle e convinto di non avere più molto da offrire; lei è calore, dolcezza e una forza silenziosa capace di insinuarsi anche nei cuori più barricati. Il loro primo incontro è tutt’altro che semplice e Hunter si mostra distante, quasi respingente, mentre Swan resta fedele a sé stessa, luminosa e autentica.
Ciò che rende il loro legame così credibile è il modo in cui cresce: attraverso il tempo, i silenzi, i piccoli gesti e dialoghi mai forzati. Non è un sentimento che esplode all’improvviso, ma qualcosa che si costruisce passo dopo passo, lasciando emergere fragilità e verità taciute. Swan è molto più di un personaggio Sunshine: è l’anima della storia. Hunter, invece, è la dimostrazione che anche chi si è chiuso al mondo può imparare di nuovo a sentire, a fidarsi e ad accogliere l’amore.
Le mie braccia si muovono da sole: lo circondano, lo tengono, lo premono a me. Mi sembra di sentirlo tremare, ma non so se sia lui oppure io. Lo stringo comunque con tutta la forza che ho, nonostante le lacrime e la disperazione.
E posso dirlo? Swan e la nonna mi hanno spezzato il cuore nel modo più dolce possibile.
Mi sono commossa leggendo le loro scene, il loro rapporto. Ho perso mia nonna da pochi anni e la sua mancanza è ancora una presenza costante. Era la mia ancora nei momenti più bui, la chiamata più lunga della giornata, la forza che mi spingeva ad andare avanti quando tutto sembrava troppo pesante.
E badate bene: amo i miei genitori, sono presenti e sono immensamente grata di averli nella mia vita. Ma il modo in cui mi aprivo con mia nonna, anche solo in quelle chiamate in cui non le spiegavo nemmeno perché ero giù, è qualcosa che mi manca profondamente.
Questo libro è stato una coccola anche per questo.
Lo stile di Elvereth mi ha confermato, ancora una volta, che sa scrivere e lo sa fare bene. Non deve fare altro nella vita se non questo. Libro dopo libro matura sempre di più, e questo romanzo non fa eccezione.
Dialoghi realistici, una narrazione fluida e immersiva: davvero, non potrei chiedere di meglio.
«Penso che, se non ti abbraccio subito, rischio di impazzire.»
«Ho paura di farti male!»
«Al diavolo le ferite, Swan.»
Perché sì, l’amore può sanare.
L’amore può andare oltre la superficie e vedere cosa c’è davvero dentro una persona.
E questo romanzo ce lo mostra in modo semplice, sincero, senza fronzoli.
Se amate il romance, non potete perdervi questa chicca…magari gustando un buon gelato mentre leggete!
Voi lo leggerete? Fatemelo sapere nei commenti!
La mia valutazione
A presto,





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